Viaggiare in Alaska: offerte e durata volo

Viaggiare in Alaska è sicuramente un sogno che hanno avuto diversi bambini che divenuti grandi si possono ora accingere alla preparazione di un viaggio che risulterà essere sicuramente indimenticabile in uno dei luoghi più pittoreschi della terra dove la natura è ancora quasi del tutto incontaminata e dove poter ammirare paesaggi unici sul Circolo Polare Artico. Continua a leggere

La grande generosità di Mark e Priscilla Zuckerberg

markzuckerberg1Alla nascita della figlia Max il 1° dicembre, l’imprenditore Mark Zuckerberg, ha deciso di devolvere in beneficenza il 99%  delle azioni di Facebook, circa 45 miliardi di dollari.

Somma che va aggiunta ai 320 milioni donati in precedenza ad associazioni, scuole ed ospedali.

Si sa, dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna.  Priscilla Chan, moglie del sesto uomo più ricco del mondo, l’ha reso più generoso, dicono le persone vicine alla straordinaria coppia.

La moglie di Mark Zuckerberg

Di lei non si sa molto, solo poche informazioni: figlia di genitori vietnamiti rifugiati in America dopo la caduta di Saigon nel ’75, è la primogenita di tre figlie.

Studentessa brillante esce dalla Quincy High School nel 2003 con il massimo dei voti. Prosegue gli studi ad Harvard, fino al 2007 alla facoltà di Biologia e poi Medicina in California. Il suo sogno è diventare pediatra.

A Palo Alto, l’anno prossimo aprirà , una scuola privata di cui è fondatrice e direttrice,The Primary School. I suoi studenti saranno ragazzini di origini molto modeste, seguiti dall’asilo al diploma, spese sanitarie incluse.

La Chan, con la partecipazione del marito, ha dato vita all’associazione The Clan Zuckerberg Initiative per sposare cause umanitarie e favorire l’uguaglianza. Ed è proprio a questa fondazione che l’imprenditore ha devoluto il 99% delle sue azioni che verranno rese effettive nel corso degli anni.

Entrambi tengono molto al loro privato e alla loro normalità: non si sono mai montati la testa conducendo una vita defilata, lontana dai riflettori e dall’eccessiva mondanità.

La privacy al tempo del terrorismo

Masked Sunni gunmen chant slogans against the Iraqi Shiite-led government during a protest in Fallujah city, western Iraq, 07 January 2014. Fresh clashes erupted on 07 January in restive western Iraq between tribesmen and al-Qaeda militants trying to enter the city of Ramadi. The fighting was underway in Ramadi, the capital of Anbar province, as militants of the Islamic State in Iraq and the Levant (ISIL) were trying to enter the city.

L’Isis utilizza la rete per pianificare stragi e per reclutare nuovi attentatori, e proprio per fronteggiare la minaccia del terrorismo, l’Europa chiede sempre più controlli sul web.

Dobbiamo quindi aspettarci che qualche funzionario legga la nostra posta elettronica e, magari, pure le conversazioni sulle console dei videogiochi?

« Dopo l’attentato alla rivista Charlie Hebdo, a gennaio 2015, i governi europei hanno deciso di prolungare i tempi di conservazione dei metadati online e telefonici da 6 mesi a due anni. Significa che non viene archiviato cosa scriviamo sul web o cosa diciamo al cellulare, ma con chi, quando e per quanto tempo lo facciamo» spiega Giovanni Sartor, ordinario di informatica giuridica e direttore del master di Diritto delle nuove tecnologie all’università di Bologna.

Questo significherebbe rinunciare alla nostra privacy?

Con i metadati si può risalire ai contatti del sospettato quando ancora non lo era e ripercorrere la sua storia.

La polizia può indagare sui nostri dati pubblici, ovvero i nostri profili sui social e sui blog, ma solo un giudice può autorizzare le intercettazioni delle e-mail, delle chat o ad accedere agli archivi del nostro pc personale.

Di recente il ministro Orlando ha parlato di controlli su tutti i tipi di messaggi elettronici, console di videogame compresi, per individuare e bloccare potenziali criminali. Occorrerà, però, sempre l’autorizzazione del giudice.

Certo, questo potrebbe violare un po’ la nostra privacy ma in momento storico del genere, tutti i cittadini dovrebbero mettersi a disposizione dello Stato per combattere  e sconfiggere il terrorismo.