Moda online: 5 errori che bruciano i margini di guadagno

Per restare competitivi in un mondo sempre più frenetico come quello della moda, è vitale aprire un canale e-commerce. Molti titolari di negozi di abbigliamento però devono fare i conti con una situazione piuttosto contraddittoria: benché vendere online genera sicuramente nuovi incassi, i margini di guadagno sembrano svanire nel nulla.

Magari si frantumano record di fatturato e si inviano decine di pacchi ogni giorno, eppure a fine mese l’utile stenta a decollare. Perché succede? Sicuramente ci sono dei costi nascosti che erodono il guadagno reale, ma il problema non è tanto quanto si vende, ma come si gestiscono i vari processi.

L’e-commerce, per poter essere realmente efficace, ha bisogno di processi snelli e agili. Al contrario, se dietro le quinte c’è disorganizzazione, si aumentano gli sprechi e il profitto evapora. In questo articolo abbiamo quindi analizzato i 5 errori più comuni che commettono i fashion retailer online e che bruciano silenziosamente i guadagni.

Il disallineamento tra magazzino fiscale e digitale

Immaginiamo questo scenario: un cliente acquista una maglia sul sito web e paga regolarmente. Quello stesso capo, magari l’ultimo della collezione, è stato però venduto un’ora prima nel negozio online a un altro cliente. Il risultato è una reazione a catena disastrosa.

Bisogna contattare il cliente online, scusarsi per il disagio, emettere un rimborso e sperare che non venga scritta una recensione negativa. Oltre al danno d’immagine, si provoca un circolo vizioso. Le commissioni trattenute dai gateway di pagamento spesso non vengono rimborsate in caso di storno. A tutto questo va aggiunto il tempo perso dal proprio staff per gestire l’intoppo amministrativo, tempo che viene sottratto alla vendita e che si traduce in soldi persi.

La trappola dei resi

Per cercare di competere con i grandi colossi del fast fashion, molti negozi offrono spedizioni e resi totalmente gratuiti su tutto il catalogo. Ma si tratta pur sempre di costi, che incidono in maniera importante sul budget aziendale.

Il settore fashion è uno dei mercati con i tassi di reso più alti. Oltre al costo del corriere, bisogna considerare il costo del personale che deve ispezionare il capo, stirarlo e re-immetterlo sul mercato come nuovo.

Queste dinamiche inevitabilmente azzerano l’utile. La soluzione? Creare tabelle sulle taglie iper-precise, aggiungendo video per mostrare la reale vestibilità. A seconda delle situazioni, sarebbe opportuno far pagare un piccolo contributo fisso per il reso, da rendere visibile e trasparente nell’area “Termini e condizioni”.

Gestione frammentata dei canali di vendita

L’omnichannel oggi è la regola. Non si vende solo sul web, ma anche sui social, su Whatsapp e sui marketplace. Se lo staff deve caricare le foto di una collezione su un vecchio gestionale di cassa, poi manualmente sull’e-commerce e infine creare i post social incollando le descrizioni, si stanno sprecando risorse preziose.

Il costo del personale è infatti uno dei costi nascosti più “sanguinosi” da affrontare. La tecnologia, in tale ottica, dà una grande mano e quindi è necessario adottare strumenti pensati appositamente per il retail moderno, come magicstore. Si tratta di una soluzione cloud che semplifica le attività di un negozio e che consente di monitorare il magazzino e i vari canali di vendita da un’unica piattaforma. In questo modo quando si vende un capo in negozio, la sua disponibilità si aggiorna automaticamente su tutti gli altri canali.

Disperdere budget in un marketing “generalista”

Molti titolari di negozi di abbigliamento, presi dalla voglia di vendere tutto e subito, creano campagne sui social senza una reale strategia, come si suol dire “sparando nel mucchio”. Ebbene, rivolgersi a un pubblico troppo ampio e generalista è il modo più rapido per disperdere il proprio budget senza ottenere conversioni.

Cercare clienti a freddo ha un costo altissimo, infatti è noto che acquisire un nuovo cliente ha un costo molto più elevato che fidelizzarne uno già acquisito. Il budget a disposizione va quindi usato per fare campagne di retargeting e “recuperare” persone che hanno già visitato il proprio e-commerce e che hanno abbandonato il carrello.

Altra ottima strategia è sfruttare il database del negozio fisico per creare campagne email mirate, invitando i clienti storici a comprare online le nuove collezioni con sconti o vantaggi dedicati.

I costi dei corrieri

Infine, l’ultimo errore, riguarda la gestione del rapporto lavorativo con i corrieri. Molti negozi iniziano a spedire secondo le tariffe standard proposte dai corrieri, senza rinegoziare i contratti man mano che i volumi mensili aumentano.

Inoltre, bisogna considerare un altro errore operativo comune: l’uso di packaging standardizzato che mangia spazio e soldi. Ad esempio, non ha senso spedire una piccola t-shirt in una grande scatola di cartone rigido, che costa di più e occupa spazio maggiore.

Rinegoziare le tariffe, ottimizzare il packaging e prestare attenzione a tutti i dettagli logistici permette di ridurre le perdite e aumentare i guadagni, facendo in modo che l’e-commerce generi profitti reali e tangibili.