lunedì, 10 Agosto, 2020
Poesie sull’autunno: quali sono le più conosciute e le più belle?

A volte il nostro umore può cambiare con il cambiare delle stagioni, soprattutto quando lasciamo le vacanze e l’estate per prepararci a un lungo inverno d’impegni e di tempo incerto. Ma la bellezza c’è in ogni stagione, e in particolare l’autunno, con le sue esplosioni di coloro, i profumi e il camino acceso, può essere davvero un momento ricco di magia.

Per aiutarci a entrare nel mood autunnale e a coglierne tutte le sue bellissime sfumature, possiamo ricorrere alla poesia: sono tantissimi, infatti, gli autori famosi che hanno scritto poesie sull’autunno, proprio perché è una stagione che ispira creatività e bellezza.

Ecco allora che abbiamo voluto raggruppare le più belle e famose poesie sull’autunno, così da potervi ispirare quando arriva il cambio della stagione!

Autunno

Autunno mansueto, io mi posseggo

e piego alle tue acque a bermi il cielo,

fuga soave d’alberi e d’abissi.

Aspra pena del nascere

mi trova a te congiunto;

e in te mi schianto e risano:

povera cosa caduta

che la terra raccoglie.

(Salvatore Quasimodo)

 

Bosco d’autunno

Ha messo chiome il bosco d’autunno.

Vi dominano buio, sogno e quiete.

Né scoiattoli, né civette o picchi

lo destano dal sogno.

E il sole pei sentieri dell’autunno

entrando dentro quando cala il giorno

si guarda intorno bieco con timore

cercando in esso trappole nascoste.

(Boris Pasternak)

 

Sera d’ottobre

Lungo la strada vedi su la siepe

ridere a mazzi le vermiglie bacche:

nei campi arati tornano al presepe

tarde le vacche.

Vien per la strada un povero che il lento

passo tra foglie stridule trascina:

nei campi intuona una fanciulla al vento:

Fiore di spina!…

(Giovanni Pascoli)

 

Mattino d’autunno

Che dolcezza infantile

nella mattinata tranquilla!

C’è il sole tra le foglie gialle

e i ragni tendono fra i rami

le loro strade di seta.

(Federico Garcia Lorca)

 

Violini d’Autunno

Singhiozzi lunghi dai violini dell’autunno

mordono il cuore con monotono languore.

Ecco ansimando e smorto, quando suona l’ora,

io mi ricordo gli antichi giorni e piango;

e me ne vado nel vento ingrato

che mi porta di qua e di là

come fa la foglia morta.

(Paul Verlaine)

 

Ottobre

Un tempo, era d’estate, era a quel fuoco, a quegli ardori,

che si destava la mia fantasia.

Inclino adesso all’autunno dal colore che inebria;

amo la stanca stagione che ha già vendemmiato.

Niente più mi somiglia, nulla più mi consola,

di quest’aria che odora di mosto e di vino

di questo vecchio sole ottobrino

che splende nelle vigne saccheggiate.

(Vincenzo Cardarelli)

 

Mi ricorderò di questo autunno

Mi ricorderò di questo autunno splendido e fuggitivo dalla luce migrante,

curva al vento sul dorso delle canne. La piena dei canali è salita alla cintura

e mi ci sono immerso disseccato dalla siccità. Quando sarò con gli amici nelle notti di città

farò la storia di questi giorni di ventura, di mio padre che a pestar l’uva

s’era fatti i piedi rossi, di mia madre timorosa che porta un uovo caldo nella mano

ed è più felice d’una sposa. Mio padre parlava di quel ciliegio

piantato il giorno delle nozze, mi diceva, quest’anno non ha avuto fioritura,

e sognava di farne il letto nuziale a me primogenito.

Il vento di tramontana apriva il cielo al quarto di luna.

La luna coi corni rosei, appena spuntati, di una vitella!

Domani si potrà seminare, diceva mio padre. Sul palmo aperto della mano guardavo

i solchi chiari contro il fuoco, io sentivo scoppiare il seme nel suo cuore,

io vedevo nei suoi occhi fiammeggiare la conca spigata.

(Leonardo Sinisgalli)