mercoledì, 23 ottobre, 2019
Capobastone: significato e utilizzo del termine

Capobastone è un termine che si riferisce propriamente alla gerarchia mafiosa, specialmente la Ndrangheta calabrese. Un capuvastuni (così si dice nel dialetto) è infatti colui che si può definire propriamente un capo di una certa area, un capofamiglia di quelli importanti e più influenti. Andiamo a vedere più nel dettaglio, specialmente l’etimologia del nome.

Origine etimologica

Capobastone è un termine composto da due parole che bastone, da sole, posseggono un senso compiuto. Nelle cosche mafiose di origine calabrese è praticamente colui che è a capo di una fazione o una famiglia, ed è chiamato così perché all’abitudine di fregiarsi di un bastone di legno una specie di scettro, tenuto sulle spalle come un simbolo di potere. Quindi potremmo definirla come la persona più importante che detiene il potere in quella determinata zona. Come nella la mafia siciliana, il capobastone della famiglia più influente diviene in pratica il capo di tutta quanta l’organizzazione malavitosa.

Cosa fa il “capobastone” nella gerarchia della ‘Ndragheta?

Il capo bastone conduce gli affari malavitosi in una ristretta zona, un quartiere o di una zona più estesa della Calabria (chiamata comunque ‘ndrina) e quindi un insieme più ampio di famiglie. Da lui vengono gestiti i contatti con altre cosche, magari trasferitesi all’estero per il proprio business: molti gestiscono addirittura agriturismi, ristoranti o altri tipi di attività, specie nel campo del turismo e delle ristorazione e utilizzano questi diversivi per gestire le loro attività principali fra le quali regna suprema quella del narcotraffico, traffico di armi e materiali radioattivi che verranno smaltiti ad occasione di vendette ed omicidi, ma anche il riciclaggio di denaro che avviene tramite il gioco d’azzardo (gestiscono anche molti casino). Come afferma la commissione parlamentare antimafia nel 2008, la ‘ndrangheta ha una caratteristica particolare che la distingue da Cosa Nostra: un’intelligenza distribuita nel suo organico, ma priva di organizzazione strategica.

I capobastoni più importanti

Nella storia si possono contare pochi capobastoni importarti, mentre altri personaggi si sono solo distinti nel ruolo solo per particolari azioni che, purtroppo per loro, sono state rintracciate nell’immediato. I primi in assoluto da ricordare sono stati:

  • Don Mico Tripodo (controllava Reggio Calabria e zone limitrofe)
  • Mommo Piromalli (è un nome d’arte, in reltà si chiamava Girolamo)
  • Santo Corio
  • Giuseppe Morabito (diventò boss)
  • Paolo De Stefano
  • Pasquale Condello (detto U Supremu=)

Gli altri nomi da ricordare sono:

  • Domenico Alvaro (distretto di Sinopoli)
  • Nicola Arena (Isola di Capo Rizzuto)
  • Giuseppe D’Agostino (Laureana di Borrello)
  • Antonio e Giuseppe Nirta (conducevano due ‘ndrine nel paese di San Luca)
  • Antonio e Salvatore Pelle (anche loro appartenenti alla cosca di San Luca)
  • Pasquale Tegano (alleato della cosca dei De Stefano)