martedì, 11 dicembre, 2018

piattaforma petrolifera (Agenzia: corbis)  (NomeArchivio: 5531_q2p.JPG)

Promosso da nove Regioni, Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Veneto, il referendum del 17 aprile chiederà agli italiani di votare per la cancellazione della legge che consente alle aziende petrolifere di continuare ad estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane finchè gli idrocarburi saranno disponibili.

Innanzitutto, è bene precisare che in Italia è vietata la costruzione di nuove piattaforme entro le 12 miglia, per cui il referendum riguarda esclusivamente gli impianti già esistenti per un totale di 92 piattaforme.

Sì o no?

Se vinceranno i, 44 impianti dovranno chiudere entro il 2016, 8 nel 2017, 13 nel 2018 e il resto entro il 2034.

Se vinceranno i No, le compagnie petrolifere potranno continuare la loro attività fino ad esaurimento dei giacimenti e senza chiedere nuove autorizzazioni.

I 92 impianti, di cui 72 in possesso dell‘Eni, nell’ultimo anno hanno soddisfatto il 3% e il 4% dei consumi di gas e petrolio.

Secondo Assomineraria, il valore economico di queste percentuali si aggira attorno i 750 milioni di euro: senza le piattaforme italiane il grado di dipendenza da fonti estere salirà dal 76% all’81%.

I hanno paura di incidenti e perdite di petrolio, i No controbbattono affermando che la maggior parte dei pozzi estrae gas non petrolio.

In realtà, l’obiettivo principale dei promotori del referendum è quello di promuovere il modello delle energie rinnovabili facendo a meno degli idrocarburi e riducendo le emissioni di anidride carbonica. Non ci resta che aspettare.