mercoledì, 17 luglio, 2019
La sindrome di Stoccolma: cos’è, caratteristiche e sintomi

La sindrome di Stoccolma è un singolare status emotivo in cui una vittima di sequestro (o di rapina) sviluppa un particolare legame affettivo nei confronti di chi ha commesso il reato in cui è rimasto coinvolto, che è più vicino ad una dipendenza puramente psicologica. Andiamo a vedere di cosa si tratta nel dettaglio.

Cos’è la sindrome di Stoccolma e quali sono le caratteristiche

Secondo il Dizionario medico del Corriere della Sera questa particolare sindrome si fonda sui rapporti affettivi tra gli ostaggi e chi commette una rapina. Tuttavia, secondo molti scienziati del settore, la sindrome rappresenta una reazione emotiva ed impulsiva legata alla condizione traumatica dell’ostaggio che coinvolgerà solo in seguito anche il sequestratore. Ci sono tre fasi da tenere principalmente in considerazione:

  1. Gli ostaggi cominciano a nutrire sentimenti positivi e affettivi nei confronti del delinquente;
  2. La fase successiva consiste nella ribellione dello stesso ostaggio nei confronti delle autorità che intendono portargli via l’oggetto del desiderio e del sentimento;
  3. La terza fase, infine, coinvolge nel sentimento anche il rapinatore che sviluppa sentimenti e attrazione reciproca anche per il fatto che l’ostaggio coraggiosamente si ribella alle autorità per proteggerlo.

La denominazione della sindrome proviene da Conrad Hassel, facente parte del corpo degli agenti speciali dell’FBI, che lo utilizzò la prima volta dopo essere venuto a conoscenza di un evento singolare accaduto in Svezia negli ultimi giorni di agosto dell’anno 1973: due rapinatori tennero segregati quattro impiegati dell’ Istituto di credito più grande di Stoccolma, rinchiudendoli in uno dei caveaux. Nonostante fossero in pericolo (anche per proteggere la propria vita che dipendeva dalle decisioni dei sequestratori) si ribellarono alle autorità di polizia. Si scoprì che l’unica donna tra i quattro ostaggì si era innamorata di uno dei rapinatori, e intrattenne con lui una relazione che perdurò anche dopo l’episodio, sfociando nel matrimonio. In seguito al rilascio gli ex ostaggi si presentarono al processo come testimoni in favore dei loro rapitori.

Sintomi e cause della sindrome

Questo stato emotivo, che può diventare a volte morboso, interessa ostaggi e rapitori di ogni categoria d’età, sesso, nazionalità e ambiente socio-culturale. Il sentimento che unisce rapitore e rapito non si manifesta nell’immediato ma diventa solido comunque dopo poco tempo. Ciò dipende dal fatto che nei primi istanti l’ostaggio si trovi in uno stato di confusione totale che neghi il fatto di essere stato rapito e che si illuda di ottenere la libertà cercando di muovere a pietà il rapitore. Una volta superato questo momento traumatico, l’ostaggio prende coscienza della sua situazione, e cerca un modo di sopportarla attraverso il rapporto che instaura col sequestratore.